La forza del gruppo, l'etica come chiave del successo

Il senso dell'orchidea | Leadership e Management

Libro management e leadership

Il Senso dell'Orchidea

Cos'è il Senso dell'Orchidea? Ce lo racconta Salvatore Vella.

Il senso dell'Orchidea

Un giorno alcuni studenti di una Scuola Superiore siciliana, mentre chiacchieravamo di legalità, di lotta alla mafia e di etica, mi chiesero se non avevo paura a fare il mio lavoro e se, in sostanza, ne valesse la pena, viste le difficoltà a cui andavo incontro e che avevo loro raccontato.
Risposi loro che il mio lavoro mi piaceva, nonostante tutto, mi piaceva moltissimo. Servire il mio Paese mi fa stare bene, tutelare gli interessi di chi ritiene di aver subito un torto, piccolo o grande che sia, mi fa sentire in pace.

Dopo quell'incontro ripensai alla mia risposta e mi chiesi cosa volesse dire "stare bene", quando io nella mia via ero stato bene e in pace, con me e con gli altri. Le risposte arrivarono una dietro all'altra, in modo disordinato, accavallandosi tra loro: quando ho abbracciato per la prima volta le mie figlie, il giorno in cui sono nate, stringendole al petto subito dopo averle viste venire al mondo. In un’oasi naturalistica in Sicilia, da solo in canoa in una giornata estiva, sospeso su un mare smeraldo, circondato da un cielo infinito e da pareti di roccia granitica e gesso, alte come palazzi a 30 piani. Leggendo le limpide parole scritte alla moglie da Giorgio Ambrosoli, avvocato milanese commissario liquidatore della Banca Privata Italiana di Michele Sindona, ed ascoltando le registrazioni degli agghiaccianti colloqui telefonici che ebbe, prima di essere ucciso, con un allora ignoto interlocutore che lo minacciava, che in seguito si scoprì essere Giacomo Vitale, cognato dell'allora capo di Cosa Nostra siciliana Stefano Bontade.
Sono stato bene al funerale di un mio amico prete, padre Peppuccio, morto di tumore a poco meno di cinquanta anni. Si può provare la stessa sensazione di "benessere" che si prova alla nascita di una figlia quando muore un amico? Si, si può provare se scopri che quel tuo amico, le cui qualità pensavi di conoscere solo tu, era amato da migliaia di suoi amici, persone che tu non conosci e non sospetti nemmeno che esistano, che quel giorno erano lì, sotto la pioggia, a piangere come te, fuori e dentro una chiesa piena all'inverosimile in un paesino del Belice.

Che c’entra questo con la legalità, il contrasto alla mafia, con il mio lavoro di magistrato? C’entra con l’etica. I momenti etici sono orchidee, fiori unici e delicatissimi, e la vita non è un giardino di orchidee.

 Una volta un finanziere, che aveva svolto un servizio rischioso, mi disse: “Dottore, l'ho fatto per lei”. Ecco, i finanzieri lavorano per lo Stato Italiano, per tutelare l’ordine pubblico e la legalità. Un finanziere non lavora in nome e per conto di Salvatore Vella, ma l’aver specificato “Dottore, l'ho fatto per lei” ha sottolineato un fatto: si sentiva parte della squadra e aveva capito che nella mia squadra si insegue il sogno dell’orchidea.

Il Senso dell’orchidea… un’immagine bellissima e pura, la vita non è un giardino di orchidee tutti i giorni ce lo ricordano i giornali, le vicessitudini della vita, ce lo ricordano i fornitori e i clienti, i collaboratori e spesso potrebbe succedere che noi ci crediamo, crediamo che non si possa fare niente o addirittura pensiamo che non è responsabilità nostra fare qualcosa.

La vita non è un giardino di orchidee, è vero ma noi possiamo diventare dei giardinieri delle relazioni, dei rapporti, del lavoro fatto bene, del senso etico e del divertimento perchè la vita è fatta di passioni e se non siamo in grado di inseguire e realizzare le nostre passioni che vita stiamo vivendo? Quale migliore passione può essere quella di fare qualcosa per iniziare a trasformare questo deserto in cui viviamo in un giardino fiorito? Lo so è un’utopia, è una meta impossibile? … ne parleremo più avanti nel capitolo dedicato alle mete e agli obiettivi: una meta non è una meta se non è grande, quasi utopica. E’ vero probabilmente non saremo noi a godere del giardino che vogliamo iniziare a coltivare, sarà qualcun’altro, i nostri figli o nipoti ma che importa, avremo lasciato un segno, piccolo ma concreto, tangibile, da continuare a coltivare.

Dipende da me, da te, da noi, non da qualche generico “altro”.