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La Forza del Gruppo. Perchè uno più uno più uno fa sette.

I viaggi, in treno, in cuccetta, hanno nella scoperta del compagno di viaggio, nello scompartimento quattro metri per tre, il momento topico: quello dalla maledizione, del “chi me lo ha fatto fare?”, o del “meno male, pericolo scampato…”.

Ho sempre viaggiato volentieri in treno, per una sorta di spirito romantico che mi ha portato a pensare che il viaggio vada sudato, sofferto, goduto.

E durante uno dei miei tanti viaggi in cuccetta incontrai una volta un prete. Sì, un prete. Ci guardammo in faccia, io ancora nel corridoio, sull’uscio della cuccetta, lui già seduto nello scompartimento col Vangelo in mano. Con un movimento impercettibile delle sopracciglia ci siamo detti tutto: “passeremo 15 ore di viaggio insieme, pazienza…”.

Iniziammo con i convenevoli; dopo una notte insonne in cui parlammo degli uomini e di Dio senza peli sulla lingua sapevamo tutto l’uno dell’altro. In un gioco di reciproca confessione (io, ateo che confesso un prete! E lui prete che confessa me, ateo!) ci raccontammo tutto, o quasi. Scesi alla stazione di destinazione, io l’aiutai a prendere la valigia. Lui mi fissò e mi disse: “Sai, gli incidenti nella vita sono importanti. Gli incidenti, gli incontri, cambiano la vita”.

Usava la parola incidenti nel significato etimologico del termine. Non l’ho più rivisto.

Ho pensato a quel prete quando domenica scorsa ho presentato, a palazzo Spadaro a Scicli, il libro nato dall’incidente, dall’incontro tra Salvatore Vella, Mauro Baricca e Demetrio Pisani: “La forza del gruppo, L'etica come chiave del successo”, edito da Lupetti.

Un magistrato antimafia, in forza alla Dda di Palermo, un formatore e un imprenditore si confrontano sul tema della capacità del gruppo di diventare qualcosa di diverso e di più della semplice sommatoria di suoi singoli componenti.

Il libro nasce dall’incontro di Salvatore, Mauro e Demetrio a Scicli, nel 2009, al Campus di formazione per manager Imbastita.

L’incontro, il confronto sulla capacità di lavorare in gruppo, di fare squadra, poi il germe dell’amicizia, la decisione di raccontarsi in un libro.

Un processo di approssimazione successiva permette a ciascun giocatore della squadra (sia esso un suo gruppo di investigatori, una equipe cardiochirurgica o i dipendenti di un’azienda) di aggiungere una consapevolezza, una intuizione in più che consentono al gruppo di raggiungere risultati che i singoli non sarebbero stati in grado di ottenere.

Qual è il principio ineludibile da cui partire? Salvo, Mauro e Demetrio non hanno dubbi. E’ l’etica.

Solo scelte eticamente corrette producono risultati apprezzabili nel tempo. Inducendo i nostri avversari, o competitors ad avere rispetto del nostro lavoro, creando sentimenti di emulazione, e non di invidia, in chi ci sta accanto.

Il senso etico dell’orchidea” è la sottotraccia del libro, ove per orchidea si intende la capacità di raggiungere vette elevatissime di benessere, di pace con se stessi e con il prossimo, unendo (e qui si trova un’inedita e interessante reinterpretazione di una famosa favola) la capacità della formica di produrre risparmio e lavoro, con la spensieratezza della cicala di saper vivere l’oggi, di carpire il diem con serenità.

Il libro spiega come anche la cicala e la formica di esopica memoria possano coesistere nella stessa persona, se essa trova un equilibrio nel senso etico dell’orchidea.

Il libro va comprato, e va letto. Tutto d’un sorso. Come quando si trascorre una notte insonne, in treno.

Giuseppe Savà - RagusaNews